The Altar of the Dead
George Stransom has spent years cultivating his dead. Not passively mourning them, but actively remembering each one, lighting candles in a private corner of a church to keep their names from sinking into the void. When we meet him, he is a man who has made a religion of remembrance, and who is running out of room on his altar. Then he meets a woman who shares his devotion, and for a moment, his solitary grief finds companionship. But James, ever the anatomist of the human heart, complicates things: the woman is connected to a man from Stransom's past who wronged him deeply. The question becomes not just who deserves to be remembered, but whether forgiveness is possible, even in the space we've made sacred for the dead. This is a fable about the lengths we'll go to keep the vanished alive, and the price of including the undeserving in that communion. James writes with the quiet intensity of a man who knows that to forget someone is to kill them twice.
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“Mary Antrim non era l’unico fantasma della sua vita. Forse, rispetto alla maggioranza degli uomini, non erano molte le persone che gli erano mancate, ma per lui queste perdite avevano contato di più. Anche se non l’aveva toccato così da vicino, in un certo modo la morte aveva lasciato nel suo animo un’impronta più profonda. A poco a poco egli aveva preso l’abitudine di soffermarsi sui suoi morti ad uno ad uno, e piuttosto presto nella vita aveva cominciato a pensare che andasse fatto qualcosa per loro. E loro erano lì, accanto a lui, forti di quell’essenza semplificata, più intensa, di quell’assenza consapevole, di quella pazienza eloquente, così corporei e presenti che pareva avessero soltanto perduto l’uso della parola. Quando non li si percepiva più, quando ogni suono cessava, era come fosse ancora lì, in terra, il loro purgatorio; chiedevano così poco, poveretti, che ricevevano ancor meno, e morivano di nuovo, morivano ogni giorno del duro trattamento che riservava loro la vita. Per loro nulla era stato predisposto: non avevano prerogative né onori, nessun rifugio, nessuna salvaguardia. A provvedere ai vivi c’erano pur sempre anche i più egoisti tra gli uomini; ma nessuno, nemmeno chi era ritenuto più generoso, faceva nulla per quegli altri. E così, col passare degli anni, andò maturando in George Stransom una risoluzione: lui sì, almeno, avrebbe fatto qualcosa, l’avrebbe fatto cioè per i suoi morti; e nell’adempiere a quel sommo atto di misericordia””
— Henry James
“Passati tre mesi Stransom si sentì così solo che tornò là; forse, pensava, dopo esser stati per anni i suoi migliori amici, i suoi Morti non si sarebbero lasciati abbandonare senza prima adoperarsi per lui ancora una volta. E li ritrovò come li aveva lasciati, in quel loro alto effluvio di luce, il vivido drappello che già, quando era in vena di paragoni tra cose grandi e piccole, lo aveva indotto a vederli come un manipolo di fari sul bordo dell’oceano della vita.””
— Henry James
“«È uno dei morti del mondo, se volete... è uno dei vostri, ma non dei miei. I miei sono soltanto quelli a cui io appartenevo, quando sono morti. Sono miei da morti perché erano miei da vivi».””
— Henry James
“«Oh, per me più ce ne sono meglio è; non potrebbero mai esser troppi. Io ne vorrei a centinaia, a migliaia... vorrei un’immensa montagna di luce». Allora, in un lampo, Stransom capì. «Dunque i vostri Morti sono soltanto Uno?». Lei esitò, prima di rispondere, come non le era mai successo. «Soltanto Uno» rispose, e arrossì, quasi gli avesse rivelato il suo più intimo segreto. E a Stransom parve di saperne ancor meno di prima: era così difficile ricostruire una vita nella quale un’unica esperienza aveva annullato tutte le altre.””
— Henry James
“C’era una strana santità nella morte, ma per certe persone nulla era più beatificante dell’oblio.””
— Henry James
“La vacuità, l’indecenza di tutto questo gli riempirono gli occhi di lacrime; e quella sera lo pervase, appagante e quasi lieta, la sensazione che soltanto lui, in un mondo privo di delicatezza, poteva andare a testa alta.””
— Henry James
“gli era divenuto chiaro che la religione infusagli sin dal principio dalla sua coscienza altro non era che la religione dei Morti. Quella sì assecondava le sue inclinazioni, appagava il suo animo, dava sbocco alla sua pietà. Quella sì esaudiva il suo anelito a grandiose liturgie, a rituali solenni e magnifici: e quale santuario poteva mai essere più adorno, quale cerimoniale più maestoso di quelli che servivano a officiare il suo culto?””
— Henry James
“No estaba en el lugar. La esperó, sin escrúpulos; pero ella nunca llegó y, cuando él se fue, echándola de menos, se sintió profanamente triste. Si esa ausencia hacia más intrincada la maraña, era solo culpa de ella. Al cabo de un año, esa maraña estaba muy enredada. Durante 3 meses fue 3 veces y no la encontró, y concluyó que su interés había disminuido. Por delicadeza nunca hacía preguntas sobre ella.””
— Henry James
“Por primera vez no estaba en el lugar. La esperó, sin escrúpulos; pero ella nunca llegó y, cuando él se fue, echándola de menos, se sintió profanamente triste. Si esa ausencia hacia más intrincada la maraña, era solo culpa de ella. Al cabo de un año, esa maraña estaba muy enredada. Durante tres meses fue tres veces y no la encontró, y concluyó que su interés había disminuido. Por delicadeza nunca hacía preguntas sobre ella.””
— Henry James
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James, Henry. The Altar of the Dead. Lex, lex-books.com/book/the-altar-of-the-dead-21648046-f8fa-4903-a49b-a7c8292af4d1.James, H. (n.d.). The Altar of the Dead. Lex. https://lex-books.com/book/the-altar-of-the-dead-21648046-f8fa-4903-a49b-a7c8292af4d1James, Henry. The Altar of the Dead. Lex. https://lex-books.com/book/the-altar-of-the-dead-21648046-f8fa-4903-a49b-a7c8292af4d1.

































