The Devourers

On the streets of Kolkata, where ancient streets breathe legend and the shadows have teeth, a woman named Geeta becomes entangled with a creature that defies everything she understands about being human. He is a shapeshifter, a werewolf, a being of hunger and transformation who has walked through centuries hiding in plain sight. What begins as a forbidden fascination becomes something far more dangerous: a love that threatens to unmake them both. Alternating between present-day Kolkata and the colonial past, this novel weaves together multiple perspectives to explore what it means to devour and be devoured, to love what society calls monster. Das writes with unsettling beauty, layering horror and tenderness until the distinction between predator and prey blurs into something more complicated. The city itself becomes a character, its hidden histories and shifting identities mirroring the shapeshifter's eternal dilemma: to reveal what he truly is, or to keep surviving in a world that would destroy him. This is dark fantasy that refuses easy answers, speculative fiction that uses the machinery of the supernatural to ask deeply human questions about hunger, identity, and whether love can survive the truth.
Editions
X-Ray
“Chiamatemi dunque - se chiamarmi volete - col nome complessivo e fragile ed impersonale di Eva. E pensatemi come la sorella minore della prima Eva, meno curiosa forse e ancor più solitaria... e tanto amica del Serpente - ormai addomesticato! - da portarlo intorno al collo come un boa, magro e moderno... E ne' miei occhi tranquilli il raggiare dolce ed incerto del già perduto Paradiso.””
— Annie Vivanti
“Una subitanea selvaggia eccitazione la invase, come una improvvisa folata di vento, come una fiamma impetuosa che le divampasse in cuore: e Nancy si coprì il volto con un gemito di creatura ferita. Tutto il rimpianto per il suo ingegno sciupato, tutto lo sdegno contro l'avvilente esistenza, tutto l'odio per la povertà che la mutilava, la schiacciava, l'annichiliva, proruppe in quel lamento, tosto soffocato per non svegliare Anne-Marie che dormiva nella stanza vicina.””
— Annie Vivanti
“– Allora Iddio tornò a mettere un po' di rose nel mondo [...] e allora - essendovi qualche rosa - anche alcuni poeti tornarono nel mondo.– Ma non quelli veri?– Forse non quelli proprio veri, – disse Nancy.– Allora a cosa servono? – chiese Anne-Marie.Nancy non seppe risponderle. Nancy non sapeva a che cosa servissero i poeti non proprio veri. E d'altronde anche quelli veri, a cosa servivano?Tutto, nella vita, a cosa serve? I pensieri di Nancy tornarono in dolente fila al suo Libro non terminato. A che cosa avrebbe servito scrivere quel libro? Tanto valeva non averlo scritto.Ed a che cosa serve questo racconto ch'io vi faccio?È una storia che potevo tralasciar di narrare.Forse così dirà anche Iddio quando spenti ai Suoi piedi ripiomberanno i morti monti, alla fine dell'Eternità.””
— Annie Vivanti
“Nancy prima d'altri aveva preso il suo posto al sole; ché, se quasi sempre i figli, simili ai pettirossi, sono gli inconsci ed istintivi carnefici dei loro vecchi, il giovane Genio è un'aquila, che balza inatteso dal nido di una colomba; e, sbattendo le ali noncuranti e devastatrici, per vivere distrugge, per nutrirsi divora, per creare annienta.””
— Annie Vivanti
“Così, ogni sera, durante gli anni della sua puerizia la piccola Nancy se ne partì per i suoi sonni con la scorta di liriche e madrigali, di sonetti e sirventesi, di odi ed elegie, cullata da ritmi cadenzati e da risonanti rime. E certo in una di quelle sere i poeti gettarono una malìa su di lei. Condussero la sua giovine anima così lontano, così lontano, che non le riuscì mai più di ritrovare la riva. E Nancy non si svegliò mai completamente dai suoi sogni.””
— Annie Vivanti






