The Patriot (piccolo Mondo Antico)
In the misty foothills above Lake Lugano, where the mountains of Lombardy meet the first tremors of revolution, a young engineer named Don Franco Maironi finds himself trapped between two worlds. He loves Luisa Rigey, a woman of modest means and fierce spirit, with an devotion that threatens everything his family name demands. But his grandmother, the imperious Marchesa Maironi, has other plans: she demands he marry for position, for legacy, for the preservation of a noble house that has already begun to crumble. As Italy stirs toward unification in the mid-19th century, the personal becomes strikingly political. Fogazzaro crafts a meditation on what it costs to remain true to one's heart when the weight of centuries presses down from every direction. The novel breathes with the atmosphere of a region caught between old Austria and a new Italy, between the piety of the past and the uncertain promise of the future. For those who savor the great Victorian triangulations of desire and duty, here is an Italian master working in the same moral terrain as George Eliot, though with a distinctly Mediterranean heat.
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“Un tenace, fiero sentimento d'indipendenza intellettuale resisteva in lei all'amore. Ella poteva tranquillamente giudicar suo marito, riconoscerne le imperfezioni e sentiva ch'egli non poteva altrettanto, lo sentiva umile nel suo amore, devoto senza fine.””
— Antonio Fogazzaro
“Mi pare che qualcuno potrebbe dire: che obbligo ha Iddio di regalarci l'immortalità? L'immortalità dell'anima è una invenzione dell'egoismo umano che in fin dei conti vuol far servire Iddio al comodo proprio. Noi vogliamo un premio per il bene che facciamo agli altri e una pena per il male che gli altri fanno a noi. Rassegnamoci invece a morire anche noi del tutto come ogni essere vivente e facciamo sin che siamo vivi la giustizia per noi e per gli altri, senza speranza di premi futuri, solo perché Iddio vuole da noi questo come vuole che ogni stella faccia lume e che ogni pianta faccia ombra. Cosa Le pare, a Lei?»«Cosa vuol che Le dica?», rispose il Gilardoni. «A me pare una gran bellezza! Non posso dire: una gran verità. Non lo so, non ci ho mai pensato; ma una gran bellezza! Io dico che il Cristianesimo non ha potuto avere né immaginare dei Santi sublimi come questo qualcuno! È una gran bellezza, è una gran bellezza!»«Perché poi», riprese Luisa dopo un breve silenzio, «si potrebbe forse anche sostenere che questa vita futura non sarebbe proprio felice. Vi è felicità quando non si conosce la ragione di tutte le cose, quando non si arriva a spiegare tutti i misteri? E il desiderio di saper tutto sarà esso appagato nella vita futura? Non resterà ancora un mistero impenetrabile? Non dicono che Dio non si conoscerà interamente mai? E allora, nel nostro desiderio di sapere, non finiremo a soffrire come adesso, anzi forse più, perché in una vita superiore quel desiderio dev'essere ancora più forte? Io vedrei un solo modo di arrivare a saper tutto e sarebbe di diventar Dio...»””
— Antonio Fogazzaro




